Controllo, prevenzione e informazione sul problema obesità: i consigli della Dottoressa Macario

Obesità, una patologia che coinvolge sempre più cittadini italiani. Un tema scottante, attuale e preoccupante. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Maria Angela Macario, biologa nutrizionista di fama nazionale. Classe ’87, romana, tra le prime nutrizioniste sportive nella Capitale d’Italia, Maria Angela Macario da anni si occupa di nutrizione e di dietetica, in due noti studi di Roma e Fiano Romano, è ricercatrice e autrice di studi e ricerche in biologia e biologia della nutrizione.

Dottoressa Macario, dati ufficiali del 2017 affermano che un italiano su tre é obeso. Come mai l’obesitá é una patologia che non sembra diminuire?

“L’obesitá è una patologia complessa, multifattoriale, che viene fortemente influenzata anche da fattori sociali, ambientali, genetici e psicologici. Risolverla resta una delle più grandi sfide del ‘900: i dati testimoniano che un miglioramento c’é ( lo dimostra l’analisi sull’obesitá infantile che scende del 13% rispetto ai 10 anni fa, ndr) ma è ancora poco, va fatto ancora molto per sensibilizzare e curare tutti sui grandi rischi e tutte le conseguenze che porta il sovrappeso”.

Lei afferma che l’obesita è una patologia, influenzata anche da fattori psicologici. Cosa intende?

“Sempre più pazienti dichiarano che a seguito di un evento della loro vita (ad esempio, un lutto) cercano una “consolazione” nel cibo, e ovviamente quando questa situazione sfugge al loro controllo, diventa patologica. Questo é la prova del fortissimo legame che c’è tra il sistema nervoso e il cibo, e come questo influenza il nostro comportamento di fronte al cibo. A livello neuronale, infatti, la regolazione dei comportamenti nutrizionali è demandata a due tipi di cellule dell’ipotalamo: neuroni, che promuovono l’assunzione di cibo, e (l’incremento di peso) e i neuroni ipotalamici, che innescano la soppressione dell’appetito (e la perdita di peso). E’ stato scoperto che il digiuno crea un aumento delle spine dendritiche (i ricevitori dei segnali) del primo tipo di neuroni inducendo l‘assunzione di cibo.

Se, invece, la dieta é ipercalorica, ricca di grassi e dolci, nascono addirittura dentro l’ipotalamo nuovi neuroni, determinando così un circolo vizioso: più si mangia e più sentiamo di avere fame. A tutto questo si aggiungono componenti fondamentali a livello neuronale come ormoni e neuromdiatori, che influenzano questi sistemi. Meccanismi complessi, quindi, che sono alla base della neurobiologia e delle neuroscienze che attualmente studiamo per capire quali sono i meccanismi del sistema nervoso centrale che influiscono sul senso di fame e sull’obesità”.

Lei parla anche di una forte componente genetica dell’obesità. Ci può spiegare che influenza ha la genetica sull’obesità?

“La componente genetica sulla patologia dell’obesità é ormai certa. Una delle cause determinanti per la predisposizione all’obesità è dovuta al gene “OB”, al quale si deve la sintesi della leptina, un ormone proteico che regola il senso di sazietà a livello cerebrale. L’obesità ha un fattore anche ereditario, questo spiega il ruolo importante dei geni nella determinazione del peso corporeo nei bambini.

A questo proposito, mi sembra fondamentale ricordare ancora una volta che la lotta al sovrappeso deve cominciare da bambini, ovviamente con l’aiuto di tutta la famiglia, senza mai sottovalutare l’eccesso ponderale di peso. Cosa che avviene troppo spesso oggi”.

Da biologa e ricercatrice ci può spiegare come si sta lavorando? Quali sono le prospettive future per la lotta alla obesità? Esistono studi genetici in questa direzione?

“Certamente sì. Nel corso del 2015 é stato scoperto il ruolo di un gene chiamato 14-3-3zeta nell’obesità. Modulando l’espressione di questo gene nel topo si é osservata una diminuzione o un aumento nell’accumulo di tessuto adiposo bianco, associato a obesità, malattie cardiovascolari e diabete. Secondo la nuova ricerca, il gene controlla la proliferazione degli adipociti (cellule del tessuto adiposo) e la dimensione di queste cellule, cioè l’accumulo di grassi al loro interno. Questa scoperta apre la strada a possibili terapie basate sul silenziamento del gene o sul blocco della proteina.

Inoltre, proprio quest’anno tramite tecnica di silenziamento genico é stato disabilitato l’enzima MMP-2 che ha reso possibile la riduzione dell’aumento di peso in topi obesi. Gli studi e le tecniche di genetica ed epigenetica per la lotta sull’obesità sono molti, e molto avanti: bisogna continuare a fare come si é fatto finora, cioè prevenzione, informazione, ricerca e sempre da parte del paziente rivolgersi al biologo nutrizionista senza mai sottovalutare il problema del sovrappeso, già da bambini”.

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